Entries from: ottobre 2008

Diario dalla Camera/L’uovo marcio di Colombo

A volte succedono cose interessantissime quando l’Aula è quasi vuota. Adesso sono seduto a fianco della collega Frassinetti che deve intervenire su una mozione che si occupa della integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane. L’ ha illustrata Paola Goisis della Lega. Prevedibile il suo discorso, costellato di se e ma e mille altre zeppe tipiche della cultura “padana”. Ma il vero spettacolo  è quello che vi offro in diretta con l’intervento di Furio Colombo, il giornalista e attuale parlamentare dell’Idv. Colombo dice di sentirsi umiliato dall’avere colleghi i leghisti. Buttiglione, che presiede, lo invita a non offendere. Ma Colombo insiste: la loro è una cultura ossessiva e claustrofobica ! Non capite che il mondo cambia, prendete gli Stati Uniti: un ragazzo nero, keniota e hawaiano, vincerà le elezioni presidenziali. E noi chiudiamo le porte, diamo fuoco ai giagigli dei poveri immigrati e invece quella signora (la leghista relatrice) non sa, è ignorante.

Adesso Colombo, nell’ Aula ormai deserta, ha la voce accorata. Parla dell’America e compie un capolavoro di razzismo alla rovescia, senza rispettare le ragioni altrui, come capita a settant’ anni, quando ti ritrovi a far parte di una sinistra in piena senescenza. Colombo continua a parlare. Parla di sé e dell’America. Ho conosciuto bene Martin Luther King, racconta a ruota libera, quasi per i fatti suoi. Consuma il tempo del gruppo, tanto che il collega si innervosisce e Buttiglione invita il vecchio Furio a terminare. E quello niente. L’ unico parlamentare a presidio della Lega urla e accusa Colombo. Parla la Frassinetti e Colombo va via. Non degna nessuno. Si è sfogato, lui e le sue teorie sulla democrazia e sul rispetto. Ma del vecchio Furio, quello liberal e consulente della Fiat americana, non c’è più traccia. Solo astio e un’ oratoria comica e inutile allo stesso tempo.

Se anche la passione entra in crisi

Ho chiesto una riflessione sulla destra italiana a Stefano Stochino, “giovane-vecchio” militante. Eccola. Ci ritornerò con calma.

Caro Bruno, i passi sono stati compiuti. Hanno avuto i loro effetti ed ora rappresentano già la storia di un agglomerato di anime, prima in qualche modo unite, adesso, inevitabilmente disparate per strade solo apparentemente comuni. Parlo di una Comunità di militanti, simpatizzanti che, per
innumerevoli personali e politiche ragioni ha fatto delle scelte.
Tornarci ora, in termini di programma, è quantomeno tardivo.
 Tra qualche giorno so che ci sarà il seminario di Rieti. Al Popolo non può importare nulla di ciò che si dirà. Le scelte, calate dall’alto, hanno portato e porteranno ancora grandi mutamenti personali ristretti ai vertici, agli uomini, che poi elergiranno in Provincia qualche “tornaconto” di gestione. Intanto manca la passione, continuerà a mancare, come manca uno straccio di ideale al quale appellarsi. Chi ora si irrita per le esternazioni di ex-camerati su temi storici, farebbe bene a vergognarsi, per lo
”snobismo” ostentato quando altri tentavano di difendere l’ ultimo 
baluardo della dignità e dell’orgoglio missini.
 Poi siamo tutti camerati, ma in un mondo che non ci conosce,  o 
peggio, ci disconosce.
 Ora si andrà avanti verso il Pdl: proviamoci, ma sappiamo che
 si tratta di uno spazio gestito da pochi grandi poteri e potenti del
 Centrodestra, incuranti dei sacrifici, degli anni e delle idee. Già,
 anche queste non contano più. Che Alemanno sia il Sindaco di Roma lo sa
 solo lui, poichè avrà cambiato il suo modo di vivere, ma che senso ha
 averlo voluto, quando poi ci si appiattisce sul politichese e sul classico
 moderatismo di circostanza?
 Resto dell’idea che la Base sia non distante, ma del tutto estranea 
al bioritmo dei vertici, e ciò che ci ritroveremo sarà un altro “Forza
 Italia” che ci avrà fagocitati tutti, per nostra colpa, nostra
 esclusiva, grandissima colpa.