Non posso raccontarlo, ma credo che Papa Wotyla mi abbia fatto una grazia, in un momento di difficoltà della mia vita. Così, benché fossi naturalmente credente, lo sono diventato ancora di più. Direte voi: bella forza. Certo, ma almeno riesci a rimettere in sesto cose della tua vita e a dare loro il giusto valore. Così, mentre ascolto la rassegna stampa delle 7 e 15 di Antonio Galdo, apprezzo le parole del Papa. Galdo usa toni apocalittici e i suoi ascoltatori, nella mezz’ora che va dalle 8 alle 8 e 30, lo bersagliano con domande piene di paura e Galdo un po’ se la prende con le banche. Ci spieghino come stanno le cose!, dice Galdo.

papa benedettoPapa Ratzinger ha parlato lunedì mattina all’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi e a metà discorso ha usato parole definitive: “sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia“. Non sono così convinto che si sia alla fine della storia e all’alba di un nuovo inizio. Già alla fine degli anni ’80 Jay Mc Inerney scrisse “Si spengono le luci”, splendido affresco sul crollo di certe illusioni. E anche Tom Wolfe con “Il falò delle vanità” fece a pezzi un mondo di luci e fuochi fatui. Anche allora si pensò ad uno stile di vita più scarno ma poi arrivarono gli anni ’90 e le cose continuarono. Oggi la faccenda è più grave: la storia della finanza allegra, dei facili profitti, delle incredibili ricchezze e delle cadute rovinose ci deve far tornare con i piedi per terra. E le parole del Papa suonano formidabili.

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