In ricordo di Anna Politkovskaya

paolo guzzantIeri notte, al termine della riunione alla sala Mappamondo con il presidente Berlusconi, ho preso l’ascensore con Paolo Guzzanti. Io lo sapevo che Guzzanti fosse furibondo. Quando il premier ha fatto l’ elogio di Putin, raccontando qualche aneddoto, il vecchio giornalista ex-Repubblica (e attuale parlamentare Pdl) già sbuffava come un toro. Berlusconi aveva sostenuto la legittimità dell’azione russa contro il presidente della Georgia, usando termini chiari e fin troppo espliciti. Strano come non ne sia nata una qualche polemica per le affermazioni scivolose su Saakashvili, anche se i giornalisti di fronte alla Camera ci giravano intorno come squali alla ricerca di conferme. Un tasto piuttosto dolente per Guzzanti. Gli ho chiesto: che farai? Sospenderai il blog in segno di disaccordo con Berlusconi? E lui: assolutamente. Racconterò tutto. Oggi infatti, con quel suo stampatello caratteristico e incazzato, Guzzanti dice di sentirsi nauseato. Ora, che Paolo sia un po’ ossessionato da Livtinenko, le spie russe, e le morti sospette non c’è dubbio. Una volta tuttavia ho seguito una sua conferenza e, devo ammettere, molte cose delle attività di Putin non quadravano per niente. Forse il governo italiano dovrebbe essere più cauto.

In ogni caso, oggi è il secondo anniversario della morte di Anna Politkovskaya, la giornalista russa ammazzata nell’ascensore della casa nella quale viveva. Dopo di lei, molti altri giornalisti hanno avuto la stessa sorte e non se ne è saputo più niente. Nella Russia di Putin erano uomini che facevano il proprio mestiere di informare liberamente. Difficile non pensare che non avessero dato fastidio al regime post-sovietico.

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