Diario dalla Camera/L’opposizione transgender
Giornata di voto di fiducia. Tuttavia voglio raccontarvi l’ultima dell’opposizione, perché devo farlo come se stessi per raccontarvi una barzelletta. Ricordate quando c’era il Governo Prodi e la Sinistra andava male in tutti i sondaggi e sentiva vicina la sconfitta? Bene, si inventarono la storia dell’anti-politica, cavalcando il successo di libri come La Casta o di blog come quello di Beppe Grillo. Poi si videro i risultati delle elezioni: l’affluenza calò, ma non così tanto da dar corpo a quella teoria. In realtà gli italiani, a quel tempo, professavano semplicemente l’anti-prodismo. Loro lo sapevano e tentavano di mascherarlo.
Oggi che sono all’opposizione ancora non si sono ripresi dallo shock. Nel 2002 ci pensò Nanni Moretti a svegliarli, ma adesso sono in preda alla disperazione. Parisi contesta Veltroni, Di Pietro fa il battitore libero, Bersani cerca Casini. In tutto questo Veltroni da qualche settimana ha deciso un’ennesima opera di mascheramento audace: inventarsi l’Italia priva di democrazia, il modello Putin insomma, nel quale il Governo e la maggioranza schiacciano l’opposizione facendola scomparire dalla scena politica. Così assistiamo a svariati piagnistei: non ci consultano per la crisi finanziaria, non ci consultano per Alitalia, vogliono mettere al tappeto il parlamento e così via. In realtà non è cambiato nulla rispetto a pochi mesi fa: c’è un governo che decide e lo fa con piglio deciso. Ciò che è cambiato è il tono dell’opposizione, che per nascondere la propria sostanziale assenza si inventa la panzana dell’emergenza democratica. Più anomalia di questa, caro Veltroni, forse non ce n’è.
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