Entries from: ottobre 2008

La virtù degli imbecilli

Scrivere un articolo sulle incoerenze di Daniela Santanchè, per esempio, sarebbe facilissimo: già ne scrissi uno quando lei passò alla Destra. Domani magari ne scriveranno uno quelli della Destra, è solo una questione di punti di vista, lo schema resta rudimentale: si prendono dichiarazioni rilasciate in periodi diversi (su Berlusconi, sul Fascismo, su La Russa, su Billionaire, su qualsiasi cosa) e si mettono a confronto: dopodiché ciascuno rileverà ciò che vuole. Noi giornalisti abbiamo fatto milioni di articoli del genere, e però ho come l’impressione che di certe incoerenze ormai non freghi più niente a nessuno.

La Santanchè è solo un pretesto, una sua coerenza oltretutto ce l’ha: sono le parole in generale (ciò di cui viviamo peraltro noi giornalisti) a sembrarmi sempre più irrilevanti rispetto alla formazione di una pubblica opinione. Le parole sono ormai troppe, milioni: tutti dicono tutto e nessuno ricorda nulla. In Tv sono solo un corredo dell’immagine, battute che sconfiggono contenuti. Non importa a nessuno che cosa dicevi o sostenevi: importa che cosa dici che farai in quel preciso momento. E non ho idea se il cattivo saldo tra il detto e il ridetto, tra il detto e il fatto, tra quanto promesso e quanto mantenuto, sia il lascito di una vecchia cultura democristiana oppure un’ inestirpabile peculiarità italiana o forse il cinico segno di una civiltà intera. ( Filippo Facci, il Giornale)

Diario dalla Camera / D’Alema e Veltroni

Uno dovrebbe farsi i fatti suoi, ma che Massimo D’Alema passi molto tempo in Aula è cosa nota. I parlamentari pop (non peoni) si accorgono di tutte le mosse dei potenti. Adesso, per esempio, D’Alema parla fitto in primo banco (fila da due) con Rosy Bindi. Sono troppo distante per carpirne almeno il labiale ma è possibile che stiano discutendo dell’ onni-annoiante Veltroni. Ecco Rosy, abito blu scuro,  assentire vigorosamente con la sua nota chioma grigia e bianca che a tratti mi ricorda un cirro tempestoso.

Poi c’è un altro aspetto. Noi deputati pop (non peoni) preferiamo D’Alema a Veltroni. Walter proprio non lo capiamo. Ondeggia tra il dialogo pre-elezioni e questa farsa del regime putiniano. Anche per un americanologo come me, che farebbe trascorrere qualche mese a Manhattan un po’ di amici anti-am, è
impossibile sopportare questa melensa roba che ultimamente il leader Pd propone. Almeno Max (adesso chiacchiera con la Madia, con un salto generazionale degno di nota ) è tosto e solidamente sprezzante.

Ah! Un’ultima cosa: un giorno o l’altro vi spiego la differenza tra deputati pop e deputati peoni.