Primarie, perché no?
Un’occasione persa o una possibilità concreta?
I lavori della convention dei Riformatori a Geremeas hanno riproposto temi ambiziosi per il centrodestra sardo: l’auspicato Partito del Popolo Sardo, versione autonomistica del più miscellaneo Popolo delle Libertà e le “primarie”, quale criterio di scelta della leadership che sfiderà Soru nel 2009.
Prendo da La Nuova Sardegna di stamani, che riassume le diverse posizioni degli intervenuti:
Cappellacci ha lanciato un segnale di ottimismo e a chi gli ha chiesto «quando deciderà Berlusconi?», ha risposto: «Quando noi tutti gli porteremo il nome del candidato migliore». In Forza Italia, però, i problemi sono forti. Soprattutto per l’alto numero di aspiranti alla leadership: Mauro Pili, Salvatore Cicu, Settimo Nizzi, Emilio Floris. Si parla anche dell’ipotesi di Beppe Pisanu, considerata la più forte in assoluto, anche se il senatore ha sinora detto di non essere candidato. Secondo alcuni, la scelta potrebbe cadere anche su un esterno, forse un imprenditore. Cappellacci non ha risposto esplicitamente ma si è mostrato contrario alle primarie (a differenza del suo predecessore Piergiorgio Massidda) e ha preferito concentrarsi su come la coalizione deve prepararsi non solo a vincere ma anche a governare bene, decidendo quindi programmi e priorità.
Alleanza nazionale non si è detta contraria alle primarie, ma Delogu non ha nascosto che è una strada difficile. Ha precisato, però, che non deve essere una scelta tra pochi ma che bisogna comunque fare una scelta largamente condivisa e gradita ai sardi, non imposta dall’alto. E ha avvertito gli alleati di un rischio: non si può fare una campagna elettorale solo parlando male di Renato Soru, bisogna costruire una piattaforma credibili.
Sul punto messo in rilievo da Mariano Delogu dico di più. Se è possibile fare le primarie, dando un ruolo al “popolo sardo” e dove non sia possibile, anche per motivi organizzativi, tentare di creare la massima unità intorno a una figura che unisce, che sia riconoscibile e riconosciuta. Il programma poi dev’essere una valida alternativa al punto di vista di Soru, che è ben conosciuto. E dobbiamo sforzarci di parlare ai Sardi, convincendoli che noi non andiamo a Cagliari solo per smontare quanto fatto da Soru. A questo saranno chiamati loro domenica prossima.
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