La prolusione del Mons. Bagnasco, presidente della CEI, mi sembra che fornisca spunti rilevanti in ordine ad alcune questioni sensibili della nostra vita politica. Vado con ordine, leggendo proprio dal documento integrale:

È indispensabile … che mentre positivamente ci si applica alla soluzione di alcuni importanti nodi, contemporaneamente ci si concentri sulle fasce più deboli, e sulle famiglie monoreddito che stanno reagendo come possono all’ondata di aumenti dei prezzi che nel frattempo non cessano di lievitare. Certo, ogni provvedimento di soccorso è utile, ma necessitano misure organiche che diano un minimo di serenità, consentendo ai nuclei famigliari di pianificare le loro prospettive di vita. Nel frattempo occorre tendere ad una maggiore equità sociale, sia verticale (tra redditi diversi) sia orizzontale (le famiglie dello stesso reddito ma con più figli devono pagare di meno). Resta intatta l’impressione che, se si disponesse di un sistema fiscale basato sul quoziente familiare, potrebbe determinarsi un circolo assai più virtuoso tra le famiglie e la società nel suo insieme, soprattutto tra l’oggi e il domani che è comune.

Il quoziente familiare dunque, come base di ogni decisione in ambito fiscale. Il quoziente, come sapete, è il punto forte della nostra politica sociale, di assistenza e aiuto alle famiglie. E uso il termine assistenza senza vergogna, perché un conto è l’assistenzialismo devoluto a imprese che non porteranno frutti, un conto è aiutare le famiglie in difficoltà.

La parte che sta maggiormente interessando la polemica politica è però quella riguardante il testamento biologico. Il Mons. Bagnasco prende spunto dal caso di Eluana Englaro per esprimere quelle che qualcheduno ha visto come aperture:

Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che – questa l’attesa – riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza. Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi.

Ovviamente segue un ammonimento a non considerare questa come una via breve per l’eutanasia e anzi “sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano”. E’ una posizione ampiamente condivisibile se consideriamo che l’esigenza del testamento biologico si avverte solo come rafforzamento della volontà individuale in ordine al proprio stato di salute. E una legge sulla fine della vita è auspicata anche da Barbara Saltamartini.

Recentemente i ministri Brunetta e Rotondi hanno dichiarato di voler presentare una legge sulle coppie di fatto che i giornali hanno battezzato DiDoRe, con quel tipico giochetto di parole che è un po’ il vizietto della nostra stampa. Ma vabbè, nome a parte, la proposta segue quella non andata a buon fine dei DiCo. Sitratta di una regolamentazione dei rapporti tra coppie di fatto, indipendentemente dal sesso, volta a eliminare degli ostacoli burocratici, che vedo favorevolmente. Ovviamente ripeto qui, come faccio da sempre, che un conto è regolamentare il rapporto privato tra due persone che si amano e si vogliono bene e hanno voglia di condividere con maggior tranquillità i benefici della loro vita comune, un conto è introdurre forme disparate di regolamentazione che non abbiano a che vedere con la convivenza e, soprattutto, un conto è introdurre una replica del matrimonio civile.


Prevede diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza
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