renato soruQuando il procuratore Mario Marchetti, al momento di parlare della gara d’appalto per la pubblicità istituzionale, gli chiede conto della pre-selezione riguardante quattro agenzie pubblicitarie e del perché fosse stata individuata la Saatchi come più adatta, il presidente della Regione Renato Soru rompe gli indugi e si tira fuori da decisioni che – a leggere quanto lui stesso dichiara – non sono farina del suo sacco: «Non sono a conoscenza di quanto fanno i dirigenti nella loro attività quotidiana». Il riferimento, chiaro, è a Fulvio Dettori, direttore generale dell’ufficio di presidenza, e infatti subito dopo il governatore aggiunge: «Non incontro il direttore generale tutti i giorni. Io mi fermo alla delibera che impone una selezione a evidenza pubblica. Non so neppure cosa voglia dire, se gara europea, italiana, aperta chiusa o quant’altro. Nella delibera abbiamo detto che doveva essere rispettata la legge. Come il concetto dovesse essere articolato, era un problema del dirigente. Io non ci sono mai entrato». Quindi, se ci fossero responsabilità, queste sarebbero di qualcun altro. Magari di Dettori. In ogni caso, continua il presidente, «aver incontrato la società non significa che intendessi fare una selezione a trattativa privata».

Sono le 17.30 del 19 novembre 2007. Da un’ora e mezza Renato Soru è seduto davanti al pubblico ministero titolare dell’inchiesta che da qualche mese sta facendo tremare il palazzo del potere regionale. Uscirà dalla Procura solo alle 20.30, dopo decine di domande e altrettante risposte, spesso condite da «non so» e «non conosco».

Colpisce una dichiarazione che il presidente rilascia durante l’interrogatorio: «Ancora oggi non conosco i dettagli dei procedimenti amministrativi per gli appalti». Così riguardo “Sardegna fatti bella”, la gara da un milione di euro per i finanziamenti ai Comuni per la pulizia dei centri urbani assegnata con delibera alla Saatchi: «All’epoca non sapevo quale sarebbe stato il procedimento da seguire. Quando è emerso che dovevamo fare una gara internazionale, abbiamo fatto la gara internazionale. Non ho letto il bando, non ho contribuito a scriverlo, non me ne sono interessato. Abbiamo adottato quella delibera per motivi d’urgenza, eravamo letteralmente sommersi dai rifiuti. La Saatchi aveva proposto un’idea di campagna che ci è sembrata accettabile e, considerata l’urgenza, abbiamo chiesto a lei». Però «la proposta è arrivata dagli uffici amministrativi». Poi, riguardo l’ipotesi di assegnare sia “Sardegna fatti bella” che la pubblicità istituzionale alla Saatchi, dirà: «È possibile che Dettori abbia pensato che, scelto un contraente, avremmo affidato a lui tutto l’incarico. Forse pensava che gli avremmo potuto dare 56 milioni di euro di incarico ad affidamento diretto. A quel punto Michela Melis gli ha ricordato che non si poteva».

Il governatore poi giura di non aver fatto favoritismi a società legate a Tiscali, e tuttavia i collegamenti sono evidenti: proprio Tiscali lavorò con la Saatchi dal 2000 al 2002; la Pentagram, cui è stata assegnata la gara per il logo regionale (nonostante un’iniziale esclusione della società), aveva disegnato anche il logo di Tiscali. E il consorzio Sardegna Media Factory è dei fratelli Benoni (Sergio è proprietario di Radio X, che lavora anche per Tiscali).

fonte: unione sarda