In questo periodo ricominciano le scuole. Faccio parte della Commissione Cultura e Istruzione della Camera dei Deputati e sto seguendo dall’interno questo tentativo di riforma epocale del Ministro Gelmini. I tagli necessari ci saranno, pur essendo dolorosi. Però mi sembra che rappresentino una soluzione per il futuro, verso una scuola fatta di miglior formazione, merito, disciplina e soprattutto meno insegnanti, ma con stipendi decisamente più alti. La professione dell’insegnante è delicata. Il loro lavoro consiste nel fornire ai ragazzi un apprendimento spesso decisivo per le scelte future. Questo non vuol dire che debbano ricevere stipendi bassi o che, al contrario, non si debbano impegnare per dare di più, aggiornandosi continuamente.

Il mio pensiero coincide con quello del Ministro. Credo che l’avanzamento di carriera debba prescindere dall’anzianità di servizio. La professione dell’insegnante va rivalutata complessivamente, caricandola di onori pari agli oneri sostenuti. Bisogna fornire maggior qualità nell’offerta formativa e a questo servono insegnanti più preparati di quelli attuali. Non è possibile che i nostri ragazzi siano ultimi nelle classifiche europee di rendimento scolastico. Per quanto mi riguarda ritengo che possiamo anche superare il modello del concorsone pubblico, affidando ai singoli istituti la capacità di poter scegliere il proprio insegnante, applicando alle scuole il modello universitario. Con dei correttivi “anti-baronato” da estendere anche all’Università. Questo dovrebbe valere per le scuole superiori, almeno.

Le polemiche del ministro Bossi, contraddette dal disegno di legge presentato dal Governo, sono una piccola tempesta di fine estate.

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