Bruno Murgia

Deputato del PDL

Italiano/1

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Mauro Fiore ha vinto l'Oscar per la migliore fotografia con il film Avatar

Mettetela come vi pare, ma a me questo italiano che vince un Oscar e grida “Viva l’Italia!” mi riempie di orgoglio.

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I giudizi degli osservatori si sprecano, i commenti dei retroscenisti ci raccontano di un dissidio ormai insanabile, di nodi da scegliere, mentre la macchina della campagna elettorale va avanti e e si pensa a portare a casa quanti più voti possibili.

Ma ce lo chiedono tutti: che PDL sarà dopo il voto?

Pochi giorni fa Fini ha dichiarato che non gli piace. Ma anche Berlusconi sembra essersi rotto le scatole di un certo tipo di andazzo (“i giochi di potere”, li chiamano) e che alla fine questa imbardatura non fa altro che rallentare il suo cavallo, che era ben lanciato nei sondaggi (oggi tutti in calo) e nei progetti.

Effettivamente la frittata è stata fatta: c’è poco da dire, al di là delle polemiche e delle stupidaggini, viene da pensare che c’è stata una battuta da arresto che non trasmette molta sicurezza. Però non dò per persa la partita, anzi, penso che i candidati del PDL siano tutti in lizza per vincere e che le regioni in bilico sono talmente in bilico che ogni forzatura appare un pretesto per raccattare voti.

Il Piemonte, il Lazio e la Puglia. Sono queste, principalmente, le regioni dove si gioca il destino del PDL. Ma non prendetela in termini di vita o di morte. Se il partito vince, mantenendo l’attuale assetto e senza un impegno concreto di Berlusconi nella campagna elettorale, si potrebbero trarre alcune conseguenze. Invece, se vince con l’impegno diretto di Silvio, soprattutto nelle regioni in bilico… bene, allora chi ha in mente progetti alternativi verrà invitato a spiegarli, a dichiararli, oppure a tirarsi fuori dal progetto principale, che si dimostra vincente.

Se invece ci dovesse essere una sconfitta, ovvero tutte le regioni indecise rimanessero al centrosinistra, bene allora la resa dei conti sarà totale e non si può escludere nulla.

Quello che auspico io non è un sereno confronto, ma un vivace dibattitto sul nostro futuro. Altrimenti avremmo perso un’ottima occasione per migliorare le cose. Intanto portiamo a casa la vittoria però.

UPDATE. In effetti, l’ho visto alla buvette…!

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Bersani segue Di PietroAbbiamo capito che il nuovo corso del Partito democratico di Bersani è in realtà sempre uguale a se stesso: appresso a Di Pietro. Bersani non ha una linea autonoma, è troppo impegnato a non lasciare la piazza all’Italia dei valori, perdendo la capacità di proporre politica in proprio.

Sabato gli esponenti dell’opposizione scenderanno in piazza contro Silvio Berlusconi e un po’ contro Napolitano. Un po’ ma non troppo, chè le idee compiute non fanno parte della strategia del Pd. Sempre a traino di Di Pietro, poi dei radicali, infine di Casini, Bersani fallisce proprio dove si pensava che potesse essere vincente: un grande partito socialdemocratico di vecchio stampo, solido nelle alleanze e chiaro nei ragionamenti. Così non è.

Se avesse il necessario fegato politico, Bersani attaccherebbe Napolitano, reo di aver controfirmato il decreto del governo che favorisce la riammissione delle liste. Napolitano fa un ragionamento che qualsiasi italiano di buon senso farebbe: che elezioni
democratiche sarebbero se i milioni di elettori romani non trovassero
sulla scheda la lista provinciale del Pdl?

I cavilli sono una cosa, il giudizio degli elettori è ciò che conta.
Cioè: se il comportamento del Pdl laziale verrà giudicato insufficiente allora la Polverini verrà punita. Ma dovranno essere le urne a decretarlo, non una specie di dittatorello sudamericano ignorante come Di Pietro, che si porta a spasso il segretario del Pd.

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Renata Polverini

Alla fine il problema delle firme è il minimo. Siccome in una repubblica parlamentare si fa affidamento sulla rappresentanza, io penso che questa debba essere, come si può dire… trasparente. Rendere trasparente il meccanismo della rappresentanza, fin dalle origini, cioè dalla raccolta delle firme, credo sia imperativo.

E allora perchè non semplificare e rendere razionale il tutto? Che senso ha per un partito che siede in parlamento o esprime una giunta regioanle raccogliere firme per certificare la propria esistenza e liceità? Che senso ha tutto questo se poi si presentano, lasciatamelo dire, cani e porci, del tutto non rappresentativi, che inseguono magari un rimborso elettorale?

E’ un gigantesco cane che si morde la coda. Allora, forse sarebbe meglio fare così: che le liste rappresentate nell’organo di rappresentanza che si sta votando non siano più sottoposte all’obbligo della raccolta delle firme (come succede in America) e che questo obbligo, al contrario, investa chi si presenta con un simbolo / lista nuova ovvero non rappresentata nell’organo che si deve eleggere (dalle provinciali in su).

Il fatto è che in questi anni si cambiano talmente tanti nomi e progetti che il cittadino rischia la confusione, ma questa raccolta delle firme, al di là degli autogol di questi giorni, è un fatto anacronistico che scoraggia la trasparenza.

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Robert Parish, the chief. Negli anni '80 è stato il centro dei Boston Celtics

Negli anni ‘80 mi piacevano ma li ascoltavo di nascosto,troppo springsteeniano per ammetterlo. L’altro giorno hanno suonato a Roma e  me li sono persi.

Sono assalito da lunghissime nostalgie, ricordo a memoria i numeri dei giocatori di basket di quegli anni. Kelly Tripucka? Detroit Pistons, numero 7. Michael Cooper? Lakers, numero 21. Isiah Thomas?11! Parish? Facile: 00.

Ho verificato ciò che compro ultimamente da i Tunes. Sono un cultore delle novità, eppure… Ecco una lista, traete voi le conclusioni: New Order, Duran Duran, Neil Young, Prefab Sprout, A-ha,  Bob Mould  (Husker-du), X, Madonna, Stone Roses, James, The The, Orange Juice, Martin Stephenson, Hothouse Flowers, Waterboys.

Ecco invece la roba quasi nuova: Gaslight Anthem, Julian Casablancas, Kooks, Keane, Phoenix. Insomma, una gabbia nostalgica dove forse è bello rifugiarsi… o forse no?

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Santoro è bravo ma l'informazione pubblica in Italia è faziosa

Confesso: non so se essere felice o meno. La commissione di vigilanza Rai ha stabilito che non possono esserci talk show politici nel mese precedente alle elezioni regionali. Non vedremo in tv nessun esponente di partito. Non ci saranno Vespa, Floris e Santoro e tutti gli altri. Non ci saranno chili di non-informazione o informazione manipolata e lottizzata. Non ci sarà Travaglio con Ciancimino, i capigruppo onnipresenti da Vespa, gli economisti di sinistra da Floris con le tabelle alla bisogna.

Un mese di telefilm e documentari, ascolti bassi, più tempo per gli amici e per la famiglia. Non ho alcuna nostalgia dei talk show di informazione. Non mi interessano le ricostruzioni fantasiose, la verità verosimile, i personaggi che nascono da due passaggi in tv. Li vedi alla Camera, due metri da terra, mah. Mi sembra interessante guardare la 7 la mattina presto e scoprire che esistono altri problemi, le crisi internazionali, la cultura, l’ ambiente. Scopri altri giornalisti, scrittori, professori. C’è effettivamente un altro mondo e persino un’altra Italia, meno soffocante, faziosa, incazzata.

(So perfettamente che questa legge sulla par condicio è allucinate. Come è possibile che in campagna elettorale la tv pubblica offra informazione con il contagocce?La scelta della Vigilanza è piuttosto sconcertante ma si inserisce perfettamente nel panorama assurdo che è la nostra informazione  pubblica e privata Ci sono poi i paladini della libertà, vestiti di viola. Alla manifestazione di  via Teulada c’era una tizia che urlava come un’ossessa. E questi invasati che vedono mafiosi ovunque sarebbero i paladini della libertà?  Ma per piacere. Continuo a pensare che la Rai debba essere privatizzata e sottratta ai partiti.)

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Il Fini-pensiero... molti malintesi

Conosco bene l’italiano: Gianfranco Fini ieri a Oristano ha mica detto di essere stanco del Pdl. Il contrario: “il Pdl così com’è non mi piace, ma non ho nostalgia dei vecchi schemi…”. Stamattina invece il Giornale di Feltri titolava: “Fini: il Pdl non mi va più”. Colleghi dai visi straniti, perplessità, tensione. E’ evidente però il senso completamente diverso delle due affermazioni. L’effetto però è questo:confusione, vosi incontrollate, retroscena. Fini vuole fare un altro partito?

Ma quando mai. E’ così, però, che si costruiscono cose che non esistono. Anche il mio amico Fabio Granata (“il matto”, secondo le intercettazioni sull’affaire Tuvixeddu) diventa un pericoloso nemico di Berlusconi. Non tutto ciò che dice Fabio è condivisibile ma se nessuno è libero di pensare al proprio partito come meglio crede che cavolo di grande partito popolare è? Dove è possibile fare dibattito?

Stamattina ho chiesto a Riccardo Migliori, un veterano del Parlamento e di molte battaglie: “Come andrà a finire?”. E lui: “Il bambino piccolo va accompagnato”. Dunque il rischio non è che si sciolga il Pdl ma come costruirlo, come farne una casa trasparente dove ognuno di noi si senta motivato.

Trovo per esempio che la questione delle quote (70 e 30)fuorviante. Con questo meccanismo non sempre abbiamo messo in pista gente di qualità.Dobbiamo scegliere i migliori, dobbiamo costruire partiti sulle idee e sulla gestione corretta e aperta delle cose.

Specie nelle realtà dove siamo al governo, Sardegna ovviamente inclusa. Ieri il Governo ha fatto 4 nuovi sottosegretari: persone rispettabilissime, compresa la Santanchè. Non c’è nessun sardo in più e voi sapete come la questione della rappresentanza sia anche sostanza. In ogni caso per noi non c’è niente.

L’unanimismo non serve. Nei grandi partiti ci sono maggioranze e opposizioni. Ci sono battaglie sulle idee e sui modi di gestire: basta codificarle con regole interne e molti problemi si risolvono.

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Paninari

14 commenti

Penso che questa storia della presentazione della lista del PDL sia talmente comica da nascondere la gravità della situazione. Purtroppo. Adesso il PDL ha un candidato fortemente indebolito, che pure puntava alla vittoria e ha grandi possibilità di farcela. Non so se si è trattato di dilettantismo, come ha detto Rotondi, manifestando il suo curriculum democristiano. Di sicuro non ci facciamo una gran bella figura, perché alla fine per presentare una lista non è che ci voglia chissà che cosa, in termini di adempimenti.

E’ anche un po’ il segno che il PDL va costruito dalle fondamenta, dalla gente: partecipazione, dibattito e… firme a iosa.

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TURISMO: MURGIA (PDL), BITAS A CAGLIARI INCOMPRENSIBILE
(ANSA) – CAGLIARI, 24 FEB – ‘Non so se ci saranno i tempi tecnici per riportare nel nuorese la Borsa internazionale del turismo attivo della Sardegna: se ci fosse la possibilita’ eviterei che questa manifestazione si tenesse a Cagliari’. Lo ha dichiarato il parlamentare del Pdl, Bruno Murgia.

‘Non so quali siano le valutazioni che abbiano spinto per questa scelta pero’ credo che un workshop organizzato proprio per le zone interne e per un territorio famoso per le sue peculiarita’ ambientali e culturali debba essere sede di iniziative simili.

Perche’ Cagliari? Non me lo spiego – continua Murgia – se crediamo che Nuoro debba diventare il polo dell’ambiente e della cultura allora mi pare sacrosanto rivedere la scelta. Se crediamo nello sviluppo sostenibile per tirare fuori le zone interne dalle secche della crisi, allora iniziative e strumenti come la Bitas non possono che tenersi nei luoghi piu’ appropriati’.

‘Ricordiamo che fu l’Esit, nel ‘94, a creare la Borsa del turismo ambientale – conclude il deputato del Pdl – con molte edizioni tenute nelle piu’ importanti localita’ nuoresi’. (ANSA).

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INTERNET: DISABILE VESSATO;MURGIA (PDL),SENTENZA DISCUTIBILE (ANSA) – ROMA, 24 FEB – ‘La sentenza di condanna ai tre dirigenti di Google e’ molto discutibile. Siamo alla violazione della privacy per interposta persona. E’ come se un sistema di videosorveglianza riprendesse una rapina in strada e si punissero, oltre agli autori della rapina, anche gli installatori della videocamera. Un non-senso giuridico, a mio parere, visto che la responsabilita’ e’ personale’: lo afferma Bruno Murgia, deputato del Pdl.

‘Per disincentivare queste pratiche – aggiunge Murgia – è necessario punire con l’aggravante della diffusione on line e della violazione della privacy l’autore del video e chi materialmente lo carica. Se estendessimo al contrario la portata di questa sentenza, in breve tempo dovremo chiudere molti siti, solo perche’ i proprietari non possono garantire della stupidita’ altrui’.

In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, Murgia ‘auspica una riflessione serena sul mondo del web e del social network, che miri a salvaguardare la liberta’ di espressione, rispettando il principio della responsabilita’ personale in materia di reati. La sentenza non e’ durissima – ha concluso – ma e’ tutto molto discutibile’. (ANSA).

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