La grande crisi

Ben venga questa inchiesta a chiarire l’utilizzo dei fondi pubblici. Se tutto è regolare tireremo un sospiro di sollievo. Se venisse accertata qualche irregolarità finanziaria sarebbe meglio fare una riflessione serena, ma decisa, perché come ho già avuto modo di dire gli atenei sardi devono fare da traino per il rilancio dell’isola. E liberarsi anche di quella pesante atmosfera baronale che li contraddistingue. A Sassari e a Cagliari.

Sempre in Sardegna c’è la questione Alcoa. Mi sembra che per la prima volta un problema sardo, reale, sentito, venga affrontato nei titoli dei telegiornali nazionali. Fondamentale la determinazione degli operai, come ai vecchi tempi. Devo dire che il governo regionale si sta battendo con grande determinazione per salvare posti di lavoro e produzioni. La linea del Governo nazionale  è quella della fermezza, vediamo che frutti porta. E’ triste vedere che le decisioni dell’Alcoa mettano in competizione due stabilimenti: se verrà salvata Portovesme, a temere sarà Fusina.

… a differenza della Sardegna dove la protesta si è estesa alle altre aziende e persino alle scuole e al commercio, non son pochi i lavoratori dell’Alcoa che non hanno partecipato allo sciopero indetto dai colleghi. Ed una notizia inquietante volava di bocca in bocca: una nave carica di allumina sarebbe in viaggio verso la Sardegna, mentre gli operai del primario di Fusina devono usare tutta la loro esperienza per non far spegnere l’impianto, utilizzando i pochi quintali di materia prima disponibili. [fonte]

La crisi dell’industria sarda è certificata da numeri disastrosi. Numeri che sono maturati in epoche politiche a due colori, e che quindi, se devono trovare un responsabile politico, questi è tutta la classe dirigente politica sarda, di destra e di sinistra. Ci sono stati governi rossi e azzurri, governatori di destra e di sinitra. Altrove magari, nelle amministrazioni locali, ci sono situazioni più fossilizzate, non è il caso che specifichi, ma la cancrena della crisi mi sembra diffusa equamente, purtroppo.

La mia idea è che da questa crisi dobbiamo uscirne salvando il salvabile, portando a casa quanti più salvataggi possibili. Dopodichè bisogna ripensare il modello di sviluppo sardo, portandolo a un livello differente, che coniughi il territorio con le sue potenzialità. Con una produzione di beni e servizi che sia legata alle sue specificità, in modo che l’industria sia una parte del tessuto sociale, connaturata, che non viene e va a seconda degli incentivi. Certe industrie sono un pugno nell’occhio e non hanno futuro. Io penso che la via del turismo sostenibile, dell’artigianato di qualità, delle industrie a basso impatto ambientale, tecnologiche, riguardanti lo sviluppo delle attività sulla rete, le biotecnologie, le energie alternative, possano rappresentare il futuro. Si tratta di riconvertire, nei decenni, un’intera isola, darle un futuro. In questo, tornando all’inizio, le Università devono credere e le amministrazioni politiche devono dimostrare di avere lungimiranza. Temo, però che ci sia poco coraggio, e che la stretta della crisi costringan tutti a promesse basate sul contingente.

Però siamo in un paese nel quale Montezemolo può dire liberamente che la Fiat non ha preso soldi dallo Stato…

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Almeno fategli fare il testimonial e il caso è chiuso

Non sono un tipo che si scompone troppo sulla faccenda della droga, dunque il caso Morgan-cocaina è una tempesta in un bicchiere d’acqua. Morgan è un artista di un certo talento, simpaticissimo e X-Factor valeva per la sua presenza. Un giorno l’ho visto in aeroporto con Asia Argento e ho cercato di capire che cavolo si stessero dicendo. Il fatto era che i due personaggi mi facevano una enorme curiosità.

Da ragazzino ero antiproibizionista, forse per darmi un po’ di arie e fare quello che la sapeva lunga. Poi sono cresciuto, sono stato nella civile Amsterdam dove ti puoi comprare le canne e fumartele dentro il bar e la cosa non mi è piaciuta troppo: falsa libertà. Ne ho visto troppe, in giro per la notte. Soprattutto adolescenti prede di sballi sintetici: non era un bello spettacolo ma un trip pericoloso per la vita stessa.

Non sto a criticare i quarantenni alla Muccino che si fanno le canne guardando Inter-Milan, mi pare un tardo affermarsi della vecchia giovinezza: innocua come una sbronza tra amici il giorno di un addio al celibato.

Ora, per via dell’outing frettoloso (“mi faccio di coca” e poi “mi faccio di coca a scopi terapeutici”), Morgan viene escluso da quel baraccone inguardabile che è Sanremo. Il messaggio è devastante, hanno detto tutti. Un personaggio pubblico, hanno detto altri. Però tutti sanno che in quel mondo la coca è una cosa usuale e normale.

La sostanza (e mai termine fu più azzeccato) è che io non lo avrei escluso da Sanremo, anzi l’avrei utilizzato come testimonial se è vero ciò che Morgan ha dichiarato a Radiogioventù a Diaco e Giorgia Meloni: ”Sono all’ inizio di un lungo percorso per uscire dalla tossicodipendenza”. Sarebbe stato più utile e avremmo evitato questa ipocrisia per cui se non ammetti niente sei pulito. Almeno, lui l’ha detto e non sono state necessarie nemmeno le Iene a piazzare un tampone in testa al parlamentare sfigato di turno in uscita da Montecitorio.

Spero però che Morgan non si metta a fare l’attore nel teatrino della tv, una roba all’italiana. Altro che maledetto, lui ha un suo talento, ripeto, che non vada sprecato. Lo ha scritto molto bene Francesco Merlo su Repubblica di oggi. A meno che non voglia diventare controaltare di Giovanardi e soci. E mi sembrerebbe una caduta di stile peggiore della precedente.

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Il mio intervento sul decreto Romani

Di fronte alle commissioni riunite Cultura e Trasporti e Politiche dell’Unione Europea è proseguita la discussione sul decreto Romani. Questi i punti, in sintesi, che ho sollevato durante il mio intervento.

1) Un conto è difendere il copyright, un conto equiparare in tutto e per tutto un utente di YouTube a un broadcaster televisivo, anche se lo streaming è equiparato alla trasmissione televisiva.

2) Non può nemmeno immaginarsi un controllo preventivo sul contenuto su profili facebook o canali privati di YouTube, per diversi motivi:

a) E’ inutile, inefficace e dispendioso in termini di burocrazia

b) Si costringe YouTube o altri gestori di video streaming a vagliare preventivamente il contenuto di ciascun upload, che è tecnicamente impossibile, a meno di non implementare soluzioni particolari che sono dispendiose… il costo ricadrebbe sugli utenti, che adesso usufruiscono gratuitamente di questi servizi, come milioni di utenti in tutto il mondo

c) Il filtro oltre che inutile è dannoso e va oltre la previsione della direttiva europea sull’audiovisivo: oltre che inefficace e poco pratico e dispendioso, è anche provocatorio, perchè non assicura la protezione del copyright, ma pone a monte un controllo sul contenuto uploadato da singoli cittadini, che arriva a ledere il principio della libertà di espressione.

d) Non è possibile nemmeno configurare un reato prima che ci sia un atto che lo configuri come tale. Il semplice upload di un video non può essere considerato a priori un’attività di preparazione di un reato.

3) E’ giusto punire le violazioni di copyright, ma non è giusto addossare la colpa a YouTube per il mancato controllo dei contenuti editoriali. Una volta che un utente privato carica un video su YouTube si può dire che – se il contenuto è libero da copyright -  cede gratuitamente il diritto a YouTube. Sovente delle testate giornalistiche – faccio l’esempio di Studio Aperto – utilizzano i video di YouTube liberamente, senza corrispondere a Google Inc. o all’utente che ha caricato il video alcun compenso. Sono tantissime le testate giornalistiche italiane che quotidianamente riprendono i video caricati su YouTube e non mi risulta che corrispondano a Google un compenso. Spesso usano la stessa banda di Google, utilizzando l’embed fornito da YouTube

4) C’è poi un clamoroso problema di comprensione del fenomeno del social network, che è diffusissimo a livello planetario e incontra restrinzioni nei paesi governati da dittatori o da governi poco credibili, che hanno poco di che spartire con la democrazia liberale che tanto desideriamo a parole. Twitter è stato usato dai giovani iraniani e si sta diffondendo in Italia solo adesso; Facebook è una realtà consolidata; YouTube è il leader mondiale dello streaming; Google e Bing, il motore di casa Microsoft implementano la ricerca in tempo reale perchè riconoscono agli utenti la capacità di creare contenuti spesso più credibili delle fonti tradizionali. Il nostro atteggiamento verso Internet rischia di essere anacronistico, incapace di comprendere i cambiamenti della nostra epoca, fatta di grande partecipazione, democrazia, informazione a tutti i livelli che rendono i cittadini più sensibili e più avvertiti. Al contrario, se intromettiamo dei diaframmi, inserimento dovuto alla nostra cattiva comprensione del fenomeno, otterremmo l’effetto di venir additati, e forse non a torto, come censori.

5) L’equiparazione tra la rete (in particolare lo streaming online) e la tv è assolutamente forzata. Piattaforme di video hosting e distribuzione di feed video gratuite come YouTube non possono essere paragonata a un broadcaster, né tantomeno può essere paragonato a un broadcaster il singolo utente che riprende o pubblica il video, ancorché sprovvisto dei diritti per farlo. Il sistema di upload di YouTube è tale che non può essere concepito un controllo a priori del contenuto, perchè è semplicemente impossibile o troppo costoso e l’applicazione finirebbe per ricadere sugli utenti, che dovranno pagare questo tipo di filtro.

6) Questa equiparazione che sottopone all’AgCom, una istituzione garante a nomina governativa, la verifica dei contenuti e la richiesta di autorizzazione, finisce per mettere in pericolo chiunque faccia uso di contenuti audiovisivi all’interno del web. Non solo le piattaforme video, ma anche quegli strumenti che per esteso prevedono semplici comandi per diffondere (condividere, sharing) questi contenuti: i blog, i forum, ma soprattutto i social network, come Facebook, MySpace e Twitter utilizzati da oltre venti milioni di italiani.

7) A chi propone questi contenuti sul web non può essere attrbuità la definizione di “responsabilità editoriale”, in primo luogo perchè un blogger o un detentore singolo di canale YouTube, non ha l’organizzazione imprenditoriale che identifica l’editore. In secondo luogo non può essere considerato tout-court come responsabile dei commenti rilasciati da terzi, perché la responsabilità oggettiva dovrebbe essere l’eccezione e non la regola, e questa previsione ha tutto fuorché essere liberale e garantista.

8) In buona sostanza, come ha riportato il prestigioso Time: “Il governo italiano, con nqueste nuove misure, vuole il controllo sui contenuti video online e vuole obbligare chiunque carichi video su internet ad ottenere una licenza dal Ministero delle Comunicazioni”. Attualmente l’amministrazione Obama ha fortemente criticato un’altra politica aggressiva nei confronti di Google Incorporated, quella perpetrata dal Governo Cinese.

9) Bloomberg, broadcaster internazionale di sicura affidamento, riporta la preoccupazione di Google Inc., a proposito del decreto Romani: “Il piano per regolamentare le web Tv del primo ministro italiano Silvio Berlusconi… sia volto a limitare l’accesso al suo sito YouTube e fare pressioni sui fornitori di servizi Internet per sorvegliare i contenuti in rete”.

10) Addirittura la stessa Assotelecomunicazioni-Asstel, di cui fanno parte tra gli altri, Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb, Tiscali, Tele2, Nokia Italia, secondo quanto riportato da Il Sole 24Ore: “Il decreto di recepimento del Governo, invece, estende «in modo indefinito e abnorme il concetto esplicitato in modo nitido e netto dalla direttiva comunitaria», ponendo sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media la fornitura di programmi…«veicolati tramite siti Internet, che comportano la fornitura e la messa a disposizione di immagini animate, sonore e non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale».”

11) Il Governo e la maggioranza e tutta la politica guardino a Internet come a una grande opportunità economica. Negli Stati Uniti – il nostro modello – il social network viene utilizzato per il marketing avanzato, che riduce di non poco i costi per la pubblicità. Capisco che questo fatto possa risultare indigesto agli editori tradizionali, ma pur fatta salva la proprietà dei diritti intellettuali e il suo sfruttamento, non si può combattere l’alternativa di Internet a colpi di controlli preventivi. I media tradizionali devono capire i nuovi media e adeguarsi: altrimenti farebbero la figura di quelli che continuano a considerare le diligenze migliori delle automobili e tentano in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote ad Henry Ford.

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Decreto Romani da rivedere

INTERNET: MURGIA (PDL), DECRETO ROMANI ASSOLUTAMENTE DA RIVEDERE =

(AGI) – Roma, 2 feb. – Per Bruno Murgia, deputato Pdl e componente della commissione Cultura alla Camera, il filtro su internet previsto dal decreto Romani e’ “assolutamente da rivedere”. “Concordo in pieno con le osservazioni del Garante Calabro’. Il filtro su internet – spiega in una nota – e’ restrittivo e rischia di risultare del tutto inefficace. Sono d’accordissimo sul perseguire, anche penalmente, tutti quei soggetti che attraverso i siti delinquono a vario titolo, le leggi esistono gia’, ma non si puo’ tollerare una mano pesante in un settore che e’ considerato decisivo per lo sviluppo della democrazia e l’affermarsi dei diritti civili, come il caso Iran insegna”.

“Leggo di molte perplessita’ intorno allo schema di decreto. Bisogna comprendere come funziona internet e allontanare la pretesa di poter controllare tutto, che se fosse messa in pratica ingigantirebbe solo una pratica burocratica, rendendo piu’ dispendioso il ricorso alla rete. Vorrei sommessamente ricordare – aggiunge – che Internet non e’ solo terra di opinioni, ma anche di opportunita’ economiche. A titolo d’esempio valga il dato che il 40% delle prenotazioni turistiche viene fatto online e l’Italia e’ un paese turistico”.

“Mentre Obama va su YouTube, noi siamo preoccupati di fare la guerra a Google, colpendo YouTube. Ed e’ inutile – conclude – che sottolinei la cattiva compagnia degli anti-Google di tipo governativo”. (AGI) Com/Bal 021155 FEB 10

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La maturità è un inutile rito da abolire

Non smetterò mai di ripeterlo, quando vedo la scelta delle materie. La maturità è un inutile rito che faremmo meglio ad abolire. Ci sono svariati motivi per mettere fine a una pantomima, che  nel tempo si è trasformata in una sottospecie di rito collettivo, buono per la sceneggiatura di qualche cineasta a corto di idee.

1) La maturità è inutilmente ansiogena – anche se fa parte di un’esperienza collettiva, come racconta bene la celebre canzone di Venditti, un po’ come la visita di leva per i maschi, l’esame posto a fine del quinto anno è inutilmente ansiogeno. Genera panico, notti insonni, che influiscono sul normale adattamento a un esame, che non è nemmeno propedeutico all’esame universitario classico (nè ai test di ammissione).

2) E’ uno spreco colossale di denaro pubblico – ammesso che l’istruzione non può essere vista in maniera tout-court aziendalista, gli sprechi sono sprechi e vanno tagliati. Prolungare l’anno scolastico, riunire commissioni, pagare ripetizioni private… spese inutili per un esame inutile.

3) L’esame in sè non ha senso, visto che certifica la bontà di una carriera scolastica, che da un anno all’altro può mutare. In sostanza si pensa a pronunciare un gioudizio definitivo su dei ragazzi che quando entrano alle superiori sono poco più che bambini, che maturano in modi differenti e che spesso nascondono questa maturità, mostrandola in ambiti diversi dalla scuola.

4) L’esame in sè ha poco valore didattico, non insegna nulla, non aiuta in niente. Se un esame ci dev’essere che sia quello di ammissione ai corsi universitari di un certo tipo. La parte finale del quinto anno va vista nell’ottica dell’università, visto che il diploma non serve più a nulla. E’ legato a un’epoca nella quale il diploma aveva un reale valore.

5) Si utilizzi l’ultimo bimestre del quinto anno per uno studio della contemporaneità: i fenomeni storici degli ultimi anni, internet e l’economia globalizzata, le tensioni religiose, il cambiamento del mondo del lavoro, la nuova geografia politica, gli indirizzi delle principali scienze. Due o tre grandi temi a settimana, attraverso i quali orientare i ragazzi verso l’università, con singole lezioni tenute da professori ospiti rappresentanti una particolare facoltà. Orientamento universitario, un aiuto a scegliere il proprio futuro.

6) La valutazione finale, valida ai fini dell’ingresso in alcune università o nel mondo del lavoro, viene data tenendo conto esclusivamente del triennio finale. La media matematica del terzo, quarto e quinto anno si ottiene computando i voti di tutte le materie anno per anno. Stop. Un esame modello finali di sci, che annulli i voti o li ritocchi grazie alla bacchetta magica è fuori contesto, perché de-responsabilizza i ragazzi e non li aiuta ad ottenere la perseveranza, che vista l’alta percentuale di abbandoni universitari, è l’ingrediente più importante per concludere gli studi (considerate le naturali distrazioni dell’età). Un voto che sale oltre la media se lo studente dimostra un miglioramento nel corso degli anni, un voto che insomma – a differenza di questo – tiene conto della maturazione dello studente.

Voi cosa ne pensate? Ritenete che l’esame di maturità sia ancora attuale?

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Il giornale che manca

Repubblica ha pubblicato un’inchiesta sul cosiddetto flop del G8 alla Maddalena.Cose che un po’ tutti noi sapevamo: abbandono delle strutture nelle quali i grandi della terra avrebbero dovuto dormire, stanze più o meno in malora, condizione generale di incuria.

Sono cose che personalmente avevo già denunciato con puntuali interrogazioni fatte firmare anche al mio ottimo collega Fabio Granata. Ovviamente, i giornali sardi non hanno mai dato conto di questo. Quando mi hanno citato era solo perché affermavo polemicamente che aver spostato il G8 all’Aquila sarebbe stato dannoso per l’economia e il rilancio della Sardegna, che-appunto- di grandi eventi e turismo dovrebbe vivere.

Un paio di giorni fa la stessa cosa, mentre ci sono paginate su questa faccenda delle assenze, argomento populistico e demagogico, niente su cose concrete. O meglio: Repubblica del 29 gennaio pubblica un ampio stralcio della mia interrogazione, i sardi locali niente.

Mi sono convinto da molto tempo che la nostra informazione sia pigra anche se non mancano ottimi giornalisti, anzi nei prossimi giorni cercherò di segnalare i buoni pezzi che meritano di essere letti. Il punto è che una società in crisi come la nostra dovrebbe avere giornali frizzanti, tosti, pure polemici. Ma così non è. Li trovo conformisti, silenziosi, uguali a se stessi sempre e comunque. Se qualcuno dei giornalisti in questione leggesse questo post è probabile che si offenda, scatterà la ripicca e non mi vedrete più sui quotidiani sardi. Alcune persone mi chiederanno: “Ma che fine hai fatto?”. Io risponderò: “Cercatemi sul blog” , ma ho la sensazione che internet non sia un mezzo, checchè se ne dica, utilizzato dalla gran parte degli elettori che invece si informa seguendo tv e giornale locale.

Se avessi un po’ di soldi il giornale me lo farei io,tipo il Foglio di Ferrara: opinioni, inchieste e la cronaca vera di una società meno piatta di come “quelli” la raccontano.

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Comunicava anche senza un cellulare

J.D. Salinger ha scritto Il giovane Holden

Nell’era della iper-comunicazione ( siamo sempre connessi, internet premio nobel per la pace, iPad, blackberry, social network, tutti sanno tutto e di tutti ) questo grande uomo, così fondamentale per la letteratura ( quante volte avete sentito parlare di “romanzo di formazione”?) era sparito da quarant’anni.

Il Giornale e Libero ne scriveranno sicuramente, ma della notizia della morte di J.D. Salinger non c’è traccia in prima pagina.

Certo che Bret è sempre piuttosto matto.

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Condivisibile

INDUSTRIA: IRS, REGIONE NON RIPRENDA POLITICHE OBSOLETE
(ANSA) – CAGLIARI, 28 GEN – ‘La reindustrializzazione finanziata con 18 milioni di euro dalla Giunta regionale preveda innanzitutto il finanziamento delle medie e piccole industrie del settore artigianale e commerciale compresa la cosiddetta industria turistica, cosi’ come e’ stato gia’ fatto nella legislatura precedente’. Lo auspica un documento dell’esecutivo nazionale di Indipendetzia Repubrica de Sardigna, chiedendo che vengano finanziati e avviati seri progetti di indirizzo verso le imprese del settore tessile, dell’agroindustria, della ceramica, del sughero e delle nuove tecnologie.
‘Irs ritiene che questa sia l’unica industria possibile che permetterebbe al mondo del lavoro sardo di non soccombere nella attuale industrializzazione suicida – continua il documento – e alla nazione sarda di progredire nella crescita e delle alte competenze gia’ esistenti e in un vivo benessere di tutti i cittadini. Temiamo che la Giunta regionale, in un momento storico in cui i sardi portano a casa quotidianamente cassa integrazione e licenziamenti dalle industrie chimiche, estrattive, e metallurgiche sparse in tutta l’isola voglia riprendere politiche di industrializzazione obsolete, anacronistiche e fallimentari cosi’ come purtroppo la societa’ sarda sa bene’. (ANSA).
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Agenzie di oggi

G8/SARDEGNA: MURGIA E GRANATA(PDL), CHIAREZZA SU LAVORI ABBANDONATI

(ASCA) – Roma, 28 gen – Bruno Murgia e Fabio Granata, deputati del PDL, annunciano una interrogazione a risposta scritta in Commissione, riguardante lo stato dei lavori del G8 mai tenuto a La Maddalena: ‘Quando la Sardegna e La Maddalena rinunciarono al G8 in favore della sfortunata popolazione de L’Aquila, ci eravamo ripromessi di controllare che tutti i lavori iniziati nell’arcipelago sardo fossero portati a compimento e non abbandonati al loro destino’.

‘Le inchieste e i servizi giornalistici di questi giorni pero’ non ci lasciano tranquilli. Occorre fare luce -affermano i due parlamentari del Pdl- sullo stato dei lavori, sul perche’ certi edifici siano stati abbandonati a se’ stessi, e perche’ non si e’ verificato il tanto auspicato rilancio dell’isola. Senza far polemiche politiche e’ necessario puntare la lente di ingrandimento su questa realta’, che ha finito per danneggiare un’isola gia’ messa in ginocchio dall’abbandono della base americana’.

‘Dall’inchiesta giornalistica pubblicata su un noto settimanale nazionale si evince il grave stato degli edifici: abbandono, spreco di milioni, soffitte che cadono, alberghi non completati, locali in degrado. Chiediamo a Guido Bertolaso -concludono- di occuparsi quanto prima della faccenda, per fare immediata chiarezza sulla questione’.

TUVIXEDDU: GRANATA, GRAVE SILENZIO MIBAC, INTERVENGA BONDI – ESPONENTE PDL, SI SOSPENDANO SUBITO I LAVORI (ANSA) – ROMA, 28 GEN – Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi intervenga per tutelare l’area di Tuvixeddu, a Cagliari.

Lo chiede Fabio Granata, capogruppo Pdl in commissione cultura della Camera, che sottolinea di attendere ‘da mesi una risposta da parte del ministero sui progetti edilizi in via di realizzazione nell’area fenicia di rilevanza mondiale’.

‘Questo silenzio del ministero e’ grave – denuncia il parlamentare – e nel frattempo si rischia di consumare definitivamente un gravissimo oltraggio al nostro patrimonio culturale’. Granata chiede quindi che ’si sospendano subito i lavori e si concordi con la Soprintendenza della Sardegna e con la Regione un percorso per salvaguardare l’importantissimo sito, degno di attenzione da parte dell’Unesco.

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Questioni spinose: SS-Olbia e La Maddalena

Questo servizio su La Maddalena, riguardante lo stato dei lavori del G8 e le polemiche relative all’uso che si farà delle strutture eventualmente portate a termine, non è molto rincuorante.

Il fatto che le Ferrovie sarde siano in ginocchio, soprattutto nel Nord Sardegna, fa il paio con la questione, tornata caldissima, della Sassari-Olbia, sulla quale pare che ci sia di mezzo una sentenza del Consiglio di Stato che di fatto blocca i lavori.

I trasporti sono essenziali per lo sviluppo: strade buone e ferrovie veloci abbattono i tempi di percorrenza, il numero degli incidenti (e dei rimborsi assicurativi) e salvano vite, in condizioni di normale traffico. Figuriamoci poi quando viene la bella stagione e si sfrutta il canale del turismo, per risvegliare un’economia in coma.

Presenterò per questo una serie di interrogazioni parlamentari, per chiamare in causa il Governo. Non lo faccio per dire che non siamo impotenti rispetto a queste cose, ma perchè urge fare chiarezza, soprattutto sui lavori del G8. Il resto lo lascio alla vostra discussione.

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